
La chiesa di S. Antonio da Padova
Tutti gli storici che hanno scritto sulla città di Capizzi sono stati concordi nell’affermare che in ogni epoca, nella società capitina, si agitava un sotterraneo fermento culturale e un forte desiderio di emancipazione nei confronti del potere, che spesso governava opprimendo. Da qui l'esigenza, per l’individuo, di dare alla propria vita una dimensione comunitaria, e da qui, dunque, il costituirsi di associazioni ispirate da una comunione di intenti e di vedute.
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A volte capita di imbattersi in fatti poco conosciuti, approfonditi soltanto da pochi studiosi, eventi a volte anche tragici che vengono riproposti attraverso l’opera di alcuni scrittori che riportano in vita personaggi, sentimenti e situazioni. E’ il caso di alcuni fatti avvenuti nel paesino di Alcara Li Fusi a partire dal 17 maggio 1860, proprio a qualche giorno dall’inizio dell’epopea garibaldina in Sicilia. Anche nel caso dei fatti di Alcara c’è stato uno scrittore, Vincenzo Consolo, che con la sua penna ha contribuito a ricostruire quei momenti, facendo rivivere ai lettori le aspettative, le necessità e i sentimenti degli innocenti che furono strumentalmente immolati in quei tragici giorni di centocinquanta anni fa.
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Come ogni anno, ormai da sei edizioni, l’ultima domenica di giugno si svolge la tradizionale cavalcata in onore del santo Patrono di Cesarò, san Calogero. Dopo la festa, il 18 dello stesso mese, la devozione dei cesaresi si nutre di questa ulteriore manifestazione di affetto verso il proprio Patrono.
Nel 2005, per iniziativa di alcuni giovani cavalieri di Cesarò, si è voluto ripercorrere la strada che è stata testimone del transito delle reliquie del Santo, trasportate sul dorso di una mula. La mula era guidata da un pastore il quale, in occasione del trasferimento delle spoglie mortali di san Calogero, (probabilmente da Sciacca verso il monastero di S. Filippo di Fragalà, nei pressi di Frazzanò) ne sottrasse una parte e si diresse verso sud; viaggiò per i boschi di Monte Soro e, più precisamente, entrò nel territorio di Cesarò attraverso un valico di montagna, particolarmente transitato da chiunque, a quel tempo: Portella Calacudera. Read the rest of this entry »

Il giardino di casa (frammenti edizioni, 2010), opera prima dell'esordiente Pino Campo, si affaccia prepotentemente sulla scena della narrazione come un romanzo dal fitto intreccio e dall'efficace trama di fondo. Con un linguaggio semplice, senza artifici linguistici o retorici e attraverso una corretta formulazione ed esposizione graduale dei fatti, ad opera del personaggio principale, tale Pitrinu Nasca, il lettore sorvola, ad ampi tratti, una storia dal retrogusto finemente camilleriano (senza cadere però nella trappola dell'imitazione pedissequa). Read the rest of this entry »