Filed Under (Luoghi dell'abitare) by Pino Ragusa on 18-07-2010
Capita spesso di constatare come, purtroppo, alla consapevolezza, alquanto diffusa, della estrema varietà ambientale, dei numerosi microsistemi che la costituiscono, non corrisponda una altrettanto adeguata presa di coscienza delle possibilità di fruizione.
La morfologia e le caratteristiche del territorio inducono ad esempio a considerare lo splendido scenario naturale anche in un’ottica sportiva. In quest’ ambito molte discipline (trekking, footing, camminata nordica, sci di fondo, escursioni sulla neve con le ciaspole, escursioni in mountain bike) potrebbero trovare tra i nostri boschi i luoghi più adatti per la loro estrinsecazione, in tutti i periodi dell’anno. A tal proposito è opportuno sottolineare che da anni insigni autori, educatori, che operano nel campo dello sport, concordano pienamente nel considerare l’attività motoria in ambiente naturale un obiettivo ed un mezzo per vivere direttamente, il favoloso mondo della pratica motoria e sportiva in piena libertà. E’ inoltre ampiamente dimostrato che questo tipo di attività, questa sana abitudine concorre a sviluppare ed affinare le capacità senso – percettive a cui sono connessi i processi di ingresso, di analisi degli stimoli e dell’elaborazione delle informazioni.
In ambito scolastico tali autorevoli orientamenti hanno, già da tempo, introdotto il concetto pedagogico dell’ambiente . Nel secolo scorso, le prime scuole avvertirono il bisogno di rendere educativi sia l’ambiente interno che quello esterno alla scuola. Grandi pedagogisti ed educatori come Pestalozzi e Fröbel, Decroly e Montessori, ritennero che l’ambiente esterno più favorevole all’educazione dei giovani fosse quello di campagna; cominciarono così a diffondersi in diverse parti del mondo occidentale e in poco tempo le scuole in campagna e quelle all’aria aperta.
Guido Giugni (Presupposti Teoretici dell’Educazione Fisica, S.E.I., Torino, 1973 ), asserisce che gli stimoli provenienti dall’ambiente naturale rappresentano un fattore essenziale del processo educativo dell’uomo. Analizza quindi la forte dicotomia fra ambiente naturale in cui, come afferma G. Friedmann “ l’uomo reagisce a stimoli naturali come la terra, l’acqua, le piante, le stagioni…” e l’ambiente tecnico in cui “gli stimoli naturali si rarificano mentre se ne moltiplicano altri, provenienti da elementi precostituiti, da macchine e da una gamma sempre più varia di oggetti tecnici”. Fra i due ambienti quindi si crea una netta discrepanza nel modo di sentire, di percepire, di immaginare e di vedere.
Muoversi liberamente in ambiente naturale significa attivare, potenziare ed affinare tutte le abilità motorie di base come camminare, correre, saltare, arrampicarsi e quelle prassie (in ambito della psicomotricità indicano l’ insieme di movimenti volontari, acquisiti con l’esperienza e l’educazione, messi in atto per raggiungere un obiettivo) che nascono con l’uomo e cominciano a svilupparsi man mano che questi si relaziona e si misura con l’ambiente.
Considerando poi i gravi e incessanti fenomeni delle varie forme di inquinamento da quello chimico – industriale a quello acustico si avverte il bisogno di ricercare frequenti momenti di permanenza , di contatto, di relazione con le zone montane ricche di verde, nell’ottica sempre più agognata del miglioramento della qualità della vita.
Pino Ragusa
(primo di una serie di articoli)




