San Gaetano Thiene e S. Silvestro da Troina. Percorsi religiosi e devozionali

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Filed Under (Luoghi dell'abitare, Miti, linguaggi, Persone) by Pino Campo on 15-12-2009

Statua di S. Gaetano da Thiene, venerato a S. Teodoro

Statua di S. Gaetano Thiene, venerato a S. Teodoro

San Teodoro e Troina – oltre a trovarsi entrambi nell’area del Parco dei Nebrodi – presentano altri punti di contatto:  i confini territoriali innanzitutto, ma poi anche affinità di carattere antropologico e culturale derivanti dalla  provenienza da un comune mondo agricolo e pastorale che faceva dei due centri, insieme a Cesarò, una struttura economica tutto sommato unitaria ed integrata. Basti pensare al ruolo e all’importanza che rivestivano le fiere del bestiame, quella di S. Gaetano a S. Teodoro, la fiera di S. Calogero a Cesarò e quella di S. Silvestro a Troina: occasioni insostituibili per la tessitura di una fitta trama di rapporti economici e commerciali.

E’ del tutto evidente che una tramatura così compatta tendeva anche a produrre effetti su scala più ampia, nell’ambito delle dinamiche sociali e, più generalmente, a livello dei processi culturali. Ed è probabilmente ad un fenomeno di osmosi culturale che va ricondotta la presenza, nel culto di S. Silvestro, patrono di Troina, di S. Gaetano Thiene, protettore di S. Teodoro. Tra gli oggetti di culto presenti nel tesoro di S. Silvestro, tra i numerosi ex voto, si ritrova una antica collana comprendente una medaglia con la raffigurazione di S. Gaetano. Un fatto, in apparenza, derubricabile come inessenziale, ma che potrebbe in realtà costituire un punto d’avvio per un discorso più generale sui legami religiosi e devozionali fra i centri nebroidei.

Nati entrambi da famiglie agiate,  vissuti in epoche diverse,  San Gaetano  e San Silvestro  presentano analogie anche a livello carismatico, in modo particolare una spiccata propensione per la carità e un amore incommensurabile per i poveri. Grandi religiosi ed osservanti delle regole del Vangelo, abbracciarono in pieno, letteralmente, la filosofia e la dottrina di Cristo.

Del primo si dice essere il Santo della provvidenza, protettore dei disoccupati, di chi è in cerca di occupazione e dei donatori di sangue; l’ iconografia lo raffigura con in braccio il bambino Gesù, dovuto al fatto – confessato in una lettera inviata a Suor Laura Mignani, suora agostiniana bresciana che godeva di fama di santità – che durante la celebrazione della sua prima Messa gli apparve in visione la Madonna nell’atto di porgergli il Bambinello.

Del secondo, monaco basiliano, nato, vissuto e morto proprio a Troina, si tramandano le numerose opere di carità verso tutti i bisognosi e le limpide testimonianze del suo stile di vita, improntato alla povertà. Viene rappresentato con il Santo Crocefisso nella mano destra ed il Vangelo nella sinistra.

“Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri ed avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi.”(Lc 18, 22), proprio quello che entrambi fecero per amore di Dio e dei suoi insegnamenti tramite il Vangelo.  E poi:

“E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago e non che un ricco entri nel regno dei cieli…” (Lc 18, 25); povertà assoluta per la conquista del Regno dei cieli e per meglio porsi allo stesso livello delle creature che vanno ad aiutare e consolare durante la loro vita terrena.

Detto, e subito fatto. Entrambi abbandonano ben presto le famiglie di origine per dedicarsi all’amor del prossimo e di Dio, al loro Apostolato, ad una vita di privazioni e stenti a favore degli emarginati, con la preghiera e le opere…

Un altro punto che accomuna i due Santi è la totale obbedienza verso i superiori, verso il voto sacerdotale e la legge Divina.

L’Umiltà, infine, fu il cardine delle similitudini fra i due Santi in quanto entrambi  si ritenevano indegni di celebrare messa tanto che, il sacerdote Gaetano Thiene considerava una “gran superbia” salire all’altare, esercitò questo privilegio oltre tre mesi dopo la sua ordinazione e fu premiato con l’apparizione di Maria Madre di Gesù che gli faceva dono del Figlio di Dio; il monaco Silvestro fu ordinato sacerdote molto tardi e solo in occasione di un suo viaggio a Roma, da papa Adriano IV, nel 1155, all’età di circa 50 anni.

San Gaetano Thiene viene rappresentato, in tutte le iconografie, con l’abito talare, in ginocchio, mentre attende che la Beata Vergine gli metta in braccio il bambino Gesù. La scena è ispirata all’ episodio, narrato dallo stesso giovane sacerdote Gaetano di Thiene in una sua lettera alla sua confidente spirituale, suor Laura Mignani, nella quale, mentre celebra la sua prima messa gli è apparsa la Madonna che gli fa dono del suo unico figlio Gesù.

La regola principale che lo guidò per tutta la vita, a detta degli storici e dei suoi biografi, fu sempre la seguente: “cercate in primo luogo il Regno di Dio e la sua Giustizia, e il resto vi sarà dato in aggiunta”. Questa massima lo accompagnò per tutta la sua vita terrena, fu il punto centrale del suo “Vangelo eterno da presentare a tutti gli abitanti della terra”.

Si innamorò molto presto dell’Eucarestia, del Crocefisso, della Madre Celeste, del Sacerdozio, dei poveri e degli ammalati a cui si dedicò con abnegazione fin da subito. “Ad uno che lo abbia studiato a fondo, S. Gaetano lascia l’impressione di una persona che ha guardato il mondo con gli occhi di Gesù stesso”, scrive G.B. Mattoni  nel suo S. Gaetano Thiene: grande uomo e grande santo (Peretti, Roma, 1997).

Quel che si può ragionevolmente osservare, per quanto attiene alla vita di San Gaetano, è che nella sua breve esistenza terrena ricercò sempre  la riforma della Chiesa  che, al tempo, era ridotta alla mera ricerca delle ricchezze terrene senza, in alcun modo, attenersi per nulla alla filosofia evangelica ed alle direttive votive del clero, povertà, obbedienza e castità. Non si fece abbagliare dallo splendore della corte pontificia e per questo ebbe a dire: “Roma un tempo santa, ora è una Babilonia”.

Può benissimo dirsi che San Gaetano fu “la voce sommessa nel coro di quanti invocano in seno alla Chiesa una riforma di vita e di costumi: Cristo aspetta; niun si muove, ripeteva” (cfr. P. Giansiracusa, La collana di S. Silvestro di Troina, in P. Giansiracusa, S. Venezia (a cura di), Il culto di S. Silvestro a Troina, Ven. Confraternita S. Silvestro, Troina, 2006, p. 83).

Fu segretario particolare di papa Giulio II e protonotario apostolico. Ebbe modo così di conoscere da vicino cardinali e prelati gaudenti (p. 83). Per cominciare nella sua opera e per coerenza verso la sua indole, si iscrisse alla Pia associazione del Divino Amore per poter condividere scopi comuni.

In seguito diede vita all’Ordo Regularium Theatinorum, cioè alla congregazione dei Teatini ( da Chieti, la Teate Marrucinorum dei latini), insieme a Giampietro Carafa, vescovo di quella città. Nel 1524 la nuova congregazione viene approvata da Clemente VII, Gaetano rinuncia a tutti i suoi beni ed il Carafa ai due vescovadi di Chieti e di Brindisi, per dedicarsi alla vita comune ed allo scopo di soccorrere i più deboli con la povertà come compagna, vietandosi perfino di mendicare (p. 83).

Non abbassò mai la guardia su questo punto, non preferì l’eremo all’azione riformatrice che cominciò dalla base, cioè da sé stesso, cercando di guadagnare, per sé e per gli altri, sempre la vita eterna e facendo di tutto per alleviare le sofferenze terrene alle creature più indigenti, malati e rifiutati, dalla società di allora. Il seme della filosofia di San Gaetano Thiene, dopo la sua morte, continuò a germogliare solo negli ordini religiosi da lui fondati, da coloro i quali, con lui ed il fuoco della sua fede ebbero a che fare (e che istituirono altri ordini religiosi come Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti)  e dalle congregazioni religiose a Lui dedicate ed intitolate da diversi prosecutori di carità verso i più deboli anche nel secolo appena trascorso.

A lui sono intitolate le congregazioni delle Povere Figlie di San Gaetano e delle Suore della Provvidenza di San Gaetano da Thiene e la Pia Società di San Gaetano.

Il fondatore dei Teatini non fu mai superiore di quell’ordine, si dedicò all’apostolato tra i poveri ed i diseredati. Per sollevarne la miseria istituì il Monte di Pietà, diventato poi Banco di Napoli, aprì ospizi per vecchi ed ospedali per gli ammalati emarginati. “Ai veneziani che lo reclamavano nella loro città, rispose: Dio è a Napoli come a Venezia (p. 84).

L’unico miracolo che possiamo imputare con certezza a San Gaetano Thiene fu la fine della guerra civile, iniziata da una sommossa popolare per ribellarsi ad uno stato di provocazioni, prevaricazioni e repressioni in nome della Santa Inquisizione. Per porre rimedio a quello stato di cose che dilaniavano Napoli nell’anno 1547, dopo aver tentato ed esaurite tutte le vie possibili di dialogo, comprese anche le preghiere e gli accorati appelli sottomessi verso le autorità spagnole, offrì la propria vita a Dio in cambio del cessare delle ostilità (il suo estremo dono fu accettato), cosa che avvenne subito dopo la sua morte a perenne gratitudine del popolo napoletano. La loro fedeltà fece in modo che, una volta Santificato, fu accolto e proclamato come Patrono della città partenopea. La devozione dei napoletani imputa ad un suo intervento anche la fine della peste del 1656 e quella di una grave carestia di dieci anni dopo.

Molti figli dei devoti di quel tempo presero il suo nome. Le sue spoglie mortali riposano nella Basilica di San Paolo Maggiore, nella città partenopea. Ancora oggi, insieme a San Gennaro, viene venerato come compatrono di Napoli.

Nel 1692 anche San Teodoro fu messo sotto la sua protezione dopo che il paese fu ricostruito sotto il Monte Abate, al fine di scongiurare la malaria che imperversava nel vecchio sito di Fondachello, nei pressi del fiume Troina. I santeodoresi lo festeggiano ogni anno il 7 di agosto, anniversario della sua morte avvenuta nel 1547. Sia alla vigilia che il giorno della festa una processione sentita e partecipata fa l’intero giro del paese accompagnata da spari, fuochi d’artificio e da  una banda musicale locale composta quasi esclusivamente da giovani di San Teodoro.

Poche sono le notizie certe che si hanno di San Silvestro circa l’anno della sua nascita. Certo è che nacque a Troina, probabilmente, si pensa, tra la fine del secolo XI e l’inizio del XII.

In giovane età cominciò a frequentare il locale monastero Basiliano di San Michele Arcangelo il vecchio, distinguendosi per una spiccata carità, innocenza, castità e bontà al servizio della comunità locale.

Tra i miracoli più ricordati: il miracolo del forno; il sordo muto, nel 1485 circa, guarito, al Porto di Catania, mentre il simulacro a lui dedicato veniva sbarcato dalla nave che lo trasportava da Messina, ove era stato commissionato; il dono dell’ ubiquità; la guarigione di Guglielmo, figlio di Guglielmo I re di Sicilia (1154-1156). Quest’ultimo prodigio, accaduto al  suo ritorno da Roma, accrebbe la fama di santità che circondava già il monaco basiliano, il quale rientrato a Troina, venne eletto abate, ma la sua fede, fatta di preghiera e di povertà, non gli permise di accettare l’incarico se non per un breve periodo.

Importante nella vita di Silvestro rimane proprio quella visita a Roma, compiuta verso il 1155, all’inizio del pontificato di Adriano IV; il papa come risulta da un manoscritto greco riferito dal Fiore, sembra l’abbia ordinato sacerdote.

Dopo breve governo si ritirò a vita eremitica e di preghiera, per una maggiore ascesi, costruendosi una cella accanto all’oratorio dedicato a San Bartolomeo, poco distante dal monastero di San Michele.

Anche “la data di morte è incerta; gli Acta Sanctorum ed,  in genere, gli autori antichi ritengono nel 1185, il Fiore il 2 gennaio 1164 ed il Pertusi nel 1172, desumendolo dalla acolouthìa di Silvestro”. (cfr. B. Arona, Sicilia Events). Il suo corpo fu ritrovato intorno al 1420 da due giovani cacciatori della Città di Lentini, attratti verso Troina da un falchetto che li condusse ai piedi del monte, dove sorgeva una chiesetta dedicata a San Bartolomeo. Il prodigio fu subito reso noto agli abitanti di Troina che così poterono gioire del ritrovamento delle spoglie mortali del Santo.

Con esaltazione il corpo fu portato in paese. Fu sepolto in una cappella dedicata a San Silvestro all’interno della chiesa dello stesso Santo. Prima della tumulazione definitiva fu estratto un frammento del cranio che da allora, ed a tutt’oggi, è custodito come unica e preziosa reliquia. Il luogo ove fu rinvenuto il corpo fu subito inglobato in una struttura architettonica che oggi fa parte integrante della chiesa stessa di San Silvestro (P. Giansiracusa, Troina).

La festa di San Silvestro si celebra i 2 gennaio (anniversario della morte di San Basilio Magno, fondatore dell’ordine basiliano), mentre il 2 maggio si ricorda il ritrovamento del suo corpo. Il suo culto “ab immemorabili” è stato confermato da papa Giulio III; nel giorno della sua festa una suggestiva processione di uomini in sella a muli e cavalli bardati molto caratteristici, carichi di alloro, si reca al suo sepolcro e ciascun “ devoto cavaliere” depone un ramoscello di alloro sulla tomba del Santo Patrono.

Si venera con il rinomato festino di San Silvestro  – triduo in suo onore : Rami, la cosidetta “Ddarata” (festa dell’alloro),  discesa e salita Vara barocca del ‘700, rivestita con lamine d’argento, “Kubaita” (lancio di nocciole e torrone).

Un piccolo cenno, infine, merita il Fercolo di San Silvestro. La struttura è di forma rettangolare e su ognuno dei lati sono stati riprodotti i momenti salienti della vita del Santo, tramite bassorilievi in argento. Vengono riportati soprattutto, su due dei suoi quattro lati, i quattro miracoli più importanti, riprodotti tramite medaglioni ovali di finissima forgia in argento.

Sul fronte principale del fercolo vi è riprodotta la scena di San Silvestro che porta sulle spalle Gesù, presentatosi a lui nelle vesti di un vecchio mendicante. Non avendo nulla da potergli donare, decise di portarlo sulle proprie spalle fino al cenobio per poterlo rifocillare.

Il secondo, sullo stesso lato, riproduce il miracolo del forno già accennato, nel quale San Silvestro si infilò per pulirlo con la manica dell’abito, prima dell’introduzione del pane da cuocere senza ustionarsi minimamente e senza che il suo saio ne uscisse sporco.

Nel terzo, sul lato destro del fercolo, sempre in un medaglione d’argento, è sbalzata la scena delle guarigioni attribuite al Santo durante la peste del 1575.

Infine nel quarto nello stesso stile dei precedenti, gli argentieri, hanno riprodotto la restituzione alla vita ed all’affetto dei suoi cari del giovane Guglielmo (P.Giansiracusa, Il fercolo argenteo di San Silvestro da Troina, in S. Venezia (a cura di), San Silvestro e il monachesimo italo-greco a Troina, Ven. Confraternita S.Silvestro, Troina, 2007, pp. 135-144).

Veniamo ora alla cosiddetta collana di San Silvestro. Tra i suoi elementi  una medaglietta d’argento raffigurante l’effigie di San Gaetano, in una facciata, e della Madonna della Provvidenza nell’altra, spiegata come un offerta ex-voto fatta da un anonimo fedele e devoto, probabilmente un componente della stessa confraternita di San Silvestro. Nella città di Troina, di confraternite ve ne sono dieci e, di queste, quella di San Silvestro risulta essere la più antica, nata soprattutto per seguire l’iter di beatificazione dell’illustre compaesano.

Da tradizione, la collana di San Silvestro, viene riconosciuta come oggetto sacro appartenuto alla madre del Santo, monaco basiliano, anche se quest’affermazione non viene supportata da alcun documento storico. Che la cosa fosse vera o no, per i devoti troinesi rappresenta ugualmente un notevole valore affettivo.

È raccolta in due fili distinti, chiamati per chiarezza “A” e “B”. Originariamente, però, lo studioso Prof. Paolo Giansiracusa pensa che i due fili facessero parte di un unico monile.

Il Giansiracusa, inoltre, dopo un attento esame  delle varie parti, ritiene che il tutto possa esser considerato un dono votivo, arricchito in tempi più recenti da altri elementi di varia provenienza (P. Giansiracusa, La collana di S. Silvestro di Troina, in P. Giansiracusa, S. Venezia (a cura di), Il culto di S. Silvestro a Troina, Ven. Confraternita S. Silvestro, Troina, 2006, pp. 73 – 96).

Il filo A, lungo circa 52 cm è caratterizzato da 58 elementi così classificati dal Prof. Giansiracusa:

  • N. 1 frammento di ambra
  • N. 30 tormaline sferiche del diametro variabile fra i 4 e 5 mm.
  • N. 17 sferette con tormaline applicate del diametro variabile fra i 10 e i 12 mm.
  • N. 3 sfere con tormaline applicate del diametro di circa 15 mm.
  • N. 4 fusilli con tormaline applicate dell’altezza di circa 20 mm.
  • N. 1 disco di tormalina intagliata e decorata a rondella del diametro di circa 20 mm.
  • N. 1 fusillo bombato con tormaline applicate dell’altezza di circa 20 mm.
  • N. 1 fermaglietto d’argento con gancio ellittico e due pendenti circolari traforati a rosetta (p. 76).

Il filo B, lungo circa 66 cm, è composto da 55 elementi così classificati:

  • N. 1 murrina di vetro lavorata a millefiori
  • N. 1 tormalina a torciglione dell’altezza di circa 6 mm.
  • N. 51 sferette con tormaline applicate del diametro variabile fra i 10 e i 12 mm. Per l’aspetto formale sono quasi uguali a quelle del filo A.
  • N. 1 fusillo con tormaline applicate dell’altezza di circa 20 mm. Per l’aspetto formale è quasi uguale a quelli del filo A.
  • N. 1 medaglietta d’argento raffigurante San Gaetano da Thiene e la Madonna della Provvidenza (p. 77).
Particolare collana, con medaglia (Foto S. Venezia)

Particolare collana, con medaglia (Foto S. Venezia)

Originariamente l’oggetto poteva risultare composto “dai soli grani decorati con tormalina, tenuti insieme da un unico filo di laccetto rosa costituito da un anima più robusta di laccetto giallo”. A questi si aggiunsero in un secondo tempo ed in periodi successivi non documentabili ed indefinibili “un pezzetto d’ambra, una murrina, un fermaglio e una medaglietta entrambi in argento” (p. 74).

Soffermiamoci brevemente adesso sulla medaglietta di S. Gaetano. Si tratta di un elemento in argento di produzione ottocentesca, ellittico, raffigurante da un lato la Madonna della Provvidenza e dall’altro San Gaetano Thiene; la medaglietta  “è incastonata in una cornicetta decorata con carattere floreale, lavorata in filigrana. Il decoro ha disposizione simmetrica ed è costituito da quattro germogli composti da tre foglie ciascuno ” (p. 76).

Il Prof. Giansiracusa ritiene che sia di provenienza palermitana, dove si riscontra una nutrita presenza dei padri Teatini ed ancora ai giorni nostri vi è una forte devozione nei confronti della Madonna della Provvidenza con accostamento a San Gaetano. Presso la dimora palermitana della congregazione, fondata dallo stesso San Gaetano Thiene, infatti, si registra un flusso notevole di  pellegrini che vi si recano e che hanno la possibilità di acquistare copie, di minor valore artistico, della medaglietta presente nella collana di San Silvestro.

I due lati della medaglietta vengono indicati con le lettere “X” e “Y”. Sul lato “X” la caratteristica è la figura della Madonna della Provvidenza, seduta in trono, con in braccio il Bambino che sta in piedi e stretto affettuosamente al petto della Vergine.

Sul lato “Y”, coniato con lo stesso sistema dell’opposta facciata, San Gaetano è visto di profilo e, fra le mani, ha il Bambino offertogli dalla Madonna. I due bassorilievi non sono stati coniati nella stessa medaglia solo per l’affinità e la correlazione fra la Vergine ed il Santo, ma per sottolinearne la continuità: la Madonna che prima teneva il Bambino stretto a Sé, poi lo dona a San Gaetano che, ora, nell’altra faccia, lo tiene fra le braccia con amorevole estasi ed ammirazione.

Da notare la fine lavorazione dell’artigianato dell’Ottocento. Il fregio è contornato da una filigrana d’argento che incornicia la medaglietta ed è attorniato da una caratteristica decorazione floreale divisa in quattro parti di cui, purtroppo, una sola è rimasta intera (p. 79).

Questo è quello che rimane per chiunque voglia ammirarla ed esternare la propria devozione verso i due Santi. Un auspicio perché il manufatto –  il quale, in definitiva, produce una liaison, materiale e simbolica, tra le storie dei due Santi Patroni – possa esser fatto oggetto di nuova attenzione, sul piano artistico così come su quello religioso e devozionale.

Pino Campo

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Comments posted (4)

Ho avuto la pazienza di leggere e gustare tutto il brano su S.Gaetano e S. Silvestro. Sono un Religioso Salesiano di S. Teodoro e mi ha fatto piacere conoscere queste notizie sui due santi.
Complimenti per la competenza e la chiarezza.
D. Pippo Papa SdB

Ringrazio molto Don Pippo Papa per l’attenzione dedicata al mio articolo, e per il gentile apprezzamento che ha voluto esprimere. Attenzione ed apprezzamento che mi permetto di considerare come una spinta a proseguire nella direzione intrapresa.

Pino Campo

Ciao Pino.
Mi ha fatto piacere leggere il tuo articolo.
Rammento anche che il vostro sito e molto lento nelle aperture delle pagine a confronto di altri siti.
Verificate e chiedete opinioni anche in questo.
Auguri a tutto lo staff

Grazie per l’apprezzamento. E per le osservazioni relative all’usabilità del sito.

Cercheremo di tenerne conto.

NN

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